Salvaguardia automatica, il bicchiere è mezzo pieno
Nonostante le tensioni seguite all'ultimo voto di Strasburgo, il comparto risicolo europeo porta a casa una vittoria strutturale che cambia per sempre le regole del gioco commerciale attraverso la nuova clausola di salvaguardia automatica inserita nella riforma del Sistema di Preferenze Generalizzate.
Questa innovazione non deve essere letta come una sconfitta, ma come l’acquisizione di un’arma di difesa fino a poco tempo fa considerata irraggiungibile e che segna il passaggio da una protezione incerta ad uno scudo matematico.
Bisogna innanzitutto smentire le ricostruzioni approssimative circolate su molti media: non esiste alcuna soglia fissa di intervento a 562.000 tonnellate, bensì un sofisticato meccanismo dinamico basato sulla media delle importazioni dell’ultimo decennio maggiorata di un coefficiente di crescita del 45%. Al superamento di questo tetto, i dazi doganali si ripristinano immediatamente e per diritto fino alla fine dell'anno, con l'ulteriore vantaggio che nell'annualità successiva la protezione diventerà ancora più severa, eliminando ogni maggiorazione e trasformandosi in un vero e proprio limite invalicabile per le importazioni a dazio zero.
È un cambio di paradigma totale: se nel recente passato per bloccare il riso asiatico servivano dossier tecnici infiniti, indagini della Commissione europea lunghe un anno e la prova certa di un danno economico per l’industria (e non per il produttore risicolo), oggi la tutela scatta in automatico al semplice riscontro dei numeri doganali.
Niente più burocrazia paralizzante o discrezionalità politica, ma un automatismo che garantisce tempestività e protegge direttamente gli agricoltori anche quando l’industria di trasformazione non lamenta perdite.
Le proiezioni per il 2027 sono chiarissime e indicano che per il Myanmar la salvaguardia scatterebbe automaticamente oltre le 249.200 tonnellate (con una soglia per l’anno successivo ridotta a 171.862 tonnellate), mentre per la Cambogia il limite sarebbe di 313.268 tonnellate (scendendo a 216.047 tonnellate nell’esercizio seguente) quote che i flussi storici hanno già ampiamente dimostrato di essere state superate, sino ad ora senza applicazione di alcuna salvaguardia.
Anche se la politica commerciale dell’Unione europea sembra talvolta sacrificare la sovranità alimentare sull'altare di concessioni unilaterali nate per scopi umanitari (oggi tutti da dimostrare) e poi degenerate in un sistema di importazioni a basso costo, questo nuovo strumento rappresenta un argine concreto e faticosamente conquistato per difendere la qualità del riso europeo e la tenuta economica delle nostre aziende agricole.