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Senza crollo del mercato non si indaga

 
Senza crollo del mercato non si indaga

Viene riportata la risposta del Commissario all’agricoltura Janusz Wojciechowski in merito all'interrogazione dell'On. Susanna Ceccardi (31.3.2020), che aveva posto l’attenzione sul tema delle importazioni di riso Japonica soprattutto dal Myanmar, ponendo alla Commissione tali quesiti:

1. Come intende porsi di fronte alla concorrenza sleale rappresentata dal riso di varietà Japonica?

2. Intende estendere la clausola di salvaguardia anche a questa varietà di riso europeo?

3. Con quali misure sosterrà i risicoltori italiani colpiti dagli effetti della concorrenza sleale del sud-est asiatico, dove la produzione a basso costo è possibile anche sacrificando diritti umani e norme ambientali e sanitarie?

Risposta di Janusz Wojciechowski a nome della Commissione europea (7.7.2020).

La Commissione segue da vicino le importazioni di riso Japonica dal Myanmar e da altri paesi asiatici. Tali importazioni non sono oggetto delle misure di salvaguardia in vigore dal gennaio 2019 e sono effettivamente aumentate in modo sostanziale, mentre nel 2019 le esportazioni di riso Indica dal Myanmar sono diminuite in conseguenza delle suddette misure. Difatti, le importazioni totali di riso lavorato proveniente dai paesi dell'accordo ''Tutto tranne le armi'' ("Everything But Arms" - EBA) sono diminuite del 28 % nel periodo compreso tra settembre 2019 e marzo 2020, rispetto allo stesso periodo della campagna precedente (da 243 588 tonnellate a 175 954 tonnellate).

Tuttavia, di recente, le importazioni dai paesi EBA hanno ricominciato ad aumentare, probabilmente a causa dell'incremento della domanda provocato dalla crisi della COVID-19. Al momento non sono in corso indagini sulle importazioni di riso Japonica. I prezzi di mercato e le previsioni di produzione dell'UE sembrano denotare una notevole resilienza del mercato risicolo europeo. Nessun elemento sembra indicare che i prezzi italiani siano crollati. Inoltre, come osservato dalla Commissione nelle risposte alle interrogazioni scritte 545/20, 516/20, 253/20 e 155/20, non vi è ad oggi alcun motivo per ritenere che le importazioni di riso Japonica rappresentino concorrenza sleale.

 A livello dell'UE, i dati di mercato non mostrano un impatto significativo delle attuali importazioni di riso Japonica supplementari dal Myanmar. Secondo la Commissione non vi è al momento alcuna giustificazione per reintrodurre dazi sul riso Japonica proveniente da paesi EBA. Dal punto di vista giuridico, trattandosi di due prodotti di tipo diverso, non è possibile estendere le misure istituite nei confronti del riso Indica al riso Japonica. Le misure possono essere stabilite soltanto sulla base di una nuova inchiesta in grado di dimostrare che le importazioni di riso Japonica hanno causato o minacciato di causare gravi difficoltà ai produttori dell'UE.

La Commissione è pienamente consapevole del fatto che le importazioni, incluse quelle di riso, da parte dei paesi EBA e di altri paesi che beneficiano di diverse concessioni commerciali possono competere sui mercati dell'UE con costi di produzione inferiori. Questo non costituisce tuttavia un motivo per adottare misure di sostegno per i produttori dell'UE.

 

Il Presidente dell’Ente Risi, il dott. Paolo Carrà giudica assurda la risposta del Commissario Wojciechowski, perché sottovaluta ancora una volta un problema molto delicato per la risicoltura europea e soprattutto perché prende come base di riferimento per una valutazione di mercato il periodo del lockdown dovuto alla crisi covid-19 caratterizzato appunto da una condizione di emergenza e non di ordinarietà.

Carrà aggiunge che mentre da un lato l’Europa sta per imporre regole sempre più verdi all’agricoltura europea con vincoli di bilancio e tagli di spesa ancora una volta non si preoccupa della situazione politico/ambientale dei paesi che esportano verso l’unione europea.

Creare un “Mondo verde” nell’UE non preoccupandosi delle condizioni ambientali di chi produce e poi esporta nell’UE non è una buona politica.” Occorrerebbe, come sottolineato durante il 3° European Rice Forum, introdurre, per i Paesi esportatori il rispetto della reciprocità di regole e adempimenti eco-sostenibili a garanzia del rispetto ambientale a livello globale.